 A Tricase, si ricordano con tristezza le passate elezioni provinciali, gli accesi dibattiti, le molte facce da aspirante consigliere su manifesti e volantini spiaccicati ovunque, la costosissima organizzazione elettorale; chetate poi le acque, aperte le urne e contati i voti, solo…cenere e carbone, la befana fuori-stagione non ci aveva portato nemmeno una caramella. Nessun dei troppi candidati era stato eletto, nessuno di loro aveva esercitato su di noi un così spiccato sexy o political “appeal” da avere un maggior numero di attenzioni o voti; nessuno di loro oggi siede, come consigliere, a Palazzo dei Celestini per dare voce alle istanze della più grande cittadina del Capo di Leuca, di questo nostro “Caput Mundi” che, da decenni, non riesce ad esprimer né “caput”, ne’ una politica di sorta.
Colpa del nostro voto? Colpa della nostra cultura? Colpa della nostra assuefazione a vivere nel cheto russare del tranquillo presente, celebrando sovente il passato ma incapace di proiettarci, almeno col pensiero, verso il più difficile futuro? E’ colpa di noi tutti, ma anche della politica da noi espressa che, restia a guidarci, consigliarci e indurci a votare per una più valida ed efficace rappresentanza, preferisce, sovente disperdere i voti fra candidati inidonei o troppo numerosi, elevando comunque il totale dei voti per il partito ma lasciando alle diciottomila anime cittadine solo il conto-spese, nuove perdute occasioni e una scarsa voglia di recarsi di nuovo alle urne. E’ ormai il turno delle regionali, i candidati presidenti sono noti da un pezzo e nel nostro Tacco d’Italia ne abbiamo ben due di rango; da giorni abbiamo anche la lista completa dei candidati consiglieri. I partiti non sembrano aver cambiato il loro orientamento e, pur coalizzandosi in sede centrale, non sembrano riusciti, almeno localmente, a presentare candidati consiglieri di più ampio rilievo, ben disponibili a fare una nuova e più attiva politica per il nostro territorio, magari arruolati per tempo anche al di fuori del solito gruppo di militanti o tesserati. Una politica che, nel vasto ambito cittadino (o nel nostro Tacco), non riuscisse ancora una volta a ben rappresentarci fuori dalla cerchia muraria dei nostri ormai decrepiti muri a secco, non farebbe altro che allontanarsi ancora più dalla gente, dalle sue istanze, dalle sue speranze, Una politica degli ossimori che contraddice sé stessa, che incapace di svolgere il suo ruolo primario di produrre, ai diversi livelli istituzionali, una sana amministrazione, privilegia la carriera dei soliti pochi; una politica poco inidonea, ad affrontare i tanti problemi del nostro crescente sottosviluppo.
Sono gli inconvenienti del nostro sistema elettorale, ma si verificano (e si ripetono) anche quando prevale l’egoismo ed il narcisismo dei pochi sull’interesse della collettività, quando prevalgono o sono accettate le scusanti per cattive passate gestioni o decisioni a fronte delle colpe per la inerzia o le responsabilità individuali; ma anche quando il nostro voto viene espresso nello spirito amorale del mero opportunismo di gruppo, di famiglia, di casta, del voto venduto ma senza un più maturo e personale coinvolgimento nell’interesse collettivo. E’difficile cambiare cultura e dare una spinta al progresso, in questo nostro peninsulare “caput”salentino se non siamo coscienti dei nostri mali, se non dimostriamo la volontà di curarci e risanarci. Redimersi dal “lungo inverno del nostro scontento” politico è ormai indispensabile e le prossime regionali di primavera potrebbero anche portarci a qualche cambiamento. Ci lasceremmo alle spalle la politica degli ossimori, delle contraddizioni, già troppo sfiduciata o finanche disprezzata, una barcollante politica da “zombie” tenuta a malapena in piedi nelle sedi di partito e, in ambito regionale e nazionale, trascinata a forza nei tribunali e sbeffeggiata nei gossip da T.V. o da bar dello sport. I cittadini tornerebbero ad essere più convinti dell’importanza del loro voto e ben lieti di poter eleggere più idonei rappresentanti.
Fra poco festeggeremo i centocinquanta anni dell’Unita d’Italia, un Italia ancora troppo disunita e disomogenea ed ove torna, tristemente e pericolosamente, a diffondersi , in piena grande crisi d’occupazione e di crescente rigetto razziale dei troppi immigrati irregolari, l’antico e malsano pensiero che quelli del Sud (ovvero noi) disorganizzati, fannulloni e spendaccioni, hanno, in fondo, poco “caput” per sapersi ben amministrare. E’ il caso di dimostrare che le cose vanno ora per il meglio. Come? Già recandoci tutti, ma proprio tutti, alle urne ma senza votare né scheda bianca né nulla ma votando chi in questo residuo lasso di tempo ci ha dimostrato un serio ed affidabile “political appeal”e garanzie di forte dedizione al bene comune. Educheremmo così anche i nostri figli e se poi non facessimo in tempo? Beh …almeno loro. |