 E’ passato un anno dalla morte di Eluana Englaro. L’anniversario è stato ricordato in un clima di riservatezza quasi irreale dopo il clamore avutosi nei mesi precedenti alla sua morte. Chi ce l’ha ben ricordata è stato invece Povia con la sua canzone a Sanremo. Le polemiche si sono sprecate nei confronti di un cantante a cui piace affrontare temi attuali e coinvolgenti fino a quando non sono partite le note e le parole de “La verità”. In quell’istante tutta l’Italia ha scoperto che la fatidica canzone tanto contestata altro non è che una mano tesa nei confronti di chi conosce e vive la realtà dello stato vegetativo.
Per chi comprende realmente ciò di cui parla Povia la sua canzone è quasi una carezza sul viso di padri e madri, una mano sulla spalla, un conforto per l’anima, una parola amica finalmente un po’ consapevole del dolore che si cela dietro a queste realtà.
Padre, ora tienimi la mano, tienila vicina al cuore e potrai sentire che ti amo… Mamma, che ne sanno del dolore di quello che si può provare per una disperata decisione… Qualcuno dirà che sono parole banali, scontate, cercate consapevolmente per toccare i cuori; credo invece che siano parole ponderate, finalizzate a consolare ed a far capire che nessuno può permettersi di aprire bocca su situazioni che ignora e su cui crede di conoscere la verità. Personalmente ringrazio questo artista che dopo averci fatto ricordare che dovremmo ritornare ad essere un po’ più bambini, affronta un tema così spinoso nella convinzione che nessuno può permettersi di giudicare un padre, una madre, una situazione. La società, gli altri, lo Stato, la politica dovrebbero invece giudicare se stessi per come situazioni così gravi, faticose ed onerose vengono affrontate. La società che tanto si indigna per una canzone, lascia le famiglie di questi ammalati da sole, la politica le costringe ad elemosinare gli interventi che sulla carta sono dovuti, la gente spesso ride e si prende gioco di chi ha un disabile in casa.
La realtà è che dopo Eluana nulla è cambiato per le famiglie ancora costrette a chiedere, famiglie che ogni giorno si sobbarcano l’onere di far continuare a vivere queste persone nell’indifferenza generale, nella negligenza generale. Nelle Asl si continuano a gettare nella spazzatura sedie a rotelle ancora nuove perché il titolare è deceduto, ma si nega una cannula per tracheotomia nonostante i magazzini ne siano pieni. Questa è l’Italia, dirà qualcuno, l’Italia degli sprechi, l’Italia delle migliaia di falsi invalidi che impunemente continuano a percepire pensioni che spetterebbero ad altri, l’Italia delle false protesi che creano miliardari sulle spalle della gente che soffre, la solita Italia dei furbetti. In questo sfacelo, non vanno comunque dimenticate quelle migliaia di volontari che ogni giorno si sostituiscono alla Stato che non c’è, quei pochi medici che ancora hanno una coscienza, quei tanti infermieri misericordiosi pronti a scappare quando necessario, tutti quegli esseri umani degni di essere chiamati tali. Tutto il resto è solo oblio! |