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Dalla Prima
Scritto da Lucio Vergari Redazione "Diciamo" (Redazione Diciamo, anno IV, n.87, 06.03.2010)   
Giovedì 04 Marzo 2010 00:00

Guido Bertolaso
Ormai in Italia siamo abituati: quando una persona, soprattutto se trattasi di un personaggio di spicco, riceve un ordine di accusa è automaticamente colpevole del reato di cui è accusato.

Il popolo italiano è abituato al gossip, vive di chiacchiere e pettegolezzi, ma qui non stiamo parlando di un flirt o delle solite scappatelle dei vips, stavolta è in ballo la credibilità e il lavoro svolto di una o più persone, indagate per corruzione.
Tra i vari inquisiti, il nome che crea più scalpore è sicuramente quello di Bertolaso, capo della Protezione Civile, uomo che solitamente abbiamo visto tra le macerie dei terremoti a dare man forte ai malcapitati, tra gli alluvionati o nelle tendopoli di soccorso.

Bertolaso è indagato per corruzione e, a onor del vero, ha dimostrato sin da subito un forte senso di responsabilità e onestà, chiedendo al Pubblico Ministero di procedere al più presto con l'interrogatorio, per avere l'opportunità di fornire ogni informazione in suo possesso e rimettendo ogni mandato nelle mani di Berlusconi, il quale, però, ha rifiutato le dimissioni.
E' superfluo dire che certe “bande” politiche sono entrate subito in merito alla questione, sfruttando la situazione e cercando di portare acqua al proprio mulino, dimostrando, ove ce ne fosse bisogno, la loro infinita infamia, senza riflettere nemmeno per un secondo e attendere almeno l'esito delle indagini, ma sparando subito sentenze contro un professionista che abbiamo visto lavorare come un operaio dopo l'ultima tragedia di L'Aquila e che, per usare un'espressione del ministro Letta, “ha un un cuore così grande proporzionato alla professionalità".

Ma entriamo in merito all'indagine e cerchiamo di capire qualcosa di più.
Nell'ordinanza del gip Rosario Lupo, lo stesso giudice che il 19 giugno del 2000 prosciolse Silvio Berlusconi, Cesare Previti e altri imputati dall’accusa di aver comprato la sentenza della corte d’appello di Roma sul lodo Mondadori, ciò che crea subito scalpore è l'accusa volta a Bertolaso di aver «usufruito di prestazioni di natura sessuale» con donne pagate da un imprenditore, Diego Anemone, finito in manette per corruzione. Da quello che si dice, il sottosegretario favoriva l'imprenditore nelle gare per gli appalti in cambio di donne, soggiorni in centri benessere e denaro.
E' doveroso riportare ciò che il gip asserisce nella sua ordinanza di 126 pagine, in un intero capitolo dedicato al capo della Protezione Civile: «È alquanto inquietante che rapporti di collusione (che definire sospetti è un mero eufemismo retorico), sussistano tra l’introdottissimo imprenditore Anemone e il potente sottosegretario (coinvolto nella gestione, soprattutto economica, degli appalti aggiudicati dei “grandi eventi”). Bertolaso Guido, risulta inequivocabilmente dalle intercettazioni, frequentare “spesso e volentieri” l’Anemone e le sue strutture per così dire di relax».
Da tutto ciò si comprende una cosa certa: più che un'accusa pare una sentenza, ma noi non siamo nessuno per evidenziare un errore di forma, o criticare un modus operandi, quello che risulta sono degli incontri sessuali messi agli atti e, sulla cui natura, la procura pare non avere dubbi.

“Io sono tranquillo, sono sereno”, dice Guido Bertolaso, ma noi cittadini italiani lo siamo un po' di meno e, a onor del vero, non tanto per le accuse al sottosegretario, che vedono coinvolti anche  Angelo Balducci e Fabio De Santis, pubblici ufficiali presso il Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri, incaricati della gestione dei “grandi eventi” (Mondiali di nuoto di Roma 2009, G8 della Maddalena, 150° anniversario dell’Unità d’Italia) insieme a Mauro Della Giovanpaola, pubblico ufficiale della struttura di missione per il G8 della Maddalena, ma ciò che ci fa riflettere è che, nonostante tutte le gare che sono state bandite dalla Protezione Civile sono gare ad evidenza pubblica, ci siano comunque dei sospetti, bustarelle e quant'altro.

Ci sono queste benedette (e a volte maledette) intercettazioni telefoniche, le quali sembrano presentare delle anomalie tecniche, in quanto pare che manchino i brogliacci, vale a dire le trascrizioni complete delle conversazioni telefoniche, ci sono i giudici che concludono le udienze e si riservano per la decisione, in quanto neanche a loro sembra molto chiara la faccenda, c'è il coinvolgimento dell'ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, c'è tanto e tanto altro ancora... ma noi poveri cittadini, scusate, a chi dobbiamo credere???