12 febbraio 1980 Università di Roma. Due giovani brigatisti attendono fuori dall’aula il prof. Vittorio Bachelet e lo uccidono.
Spira tra le braccia di Rosy Bindi, sua assistente. Il grande pubblico si accorge di Lui due giorni dopo, quando durante la celebrazione del funerale il figlio Giovanni, a nome della famiglia, pronuncia parole di perdono e di speranza. «Preghiamo per il presidente Sandro Pertini, per Francesco Cossiga, per i nostri governanti, per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti nelle diverse responsabilità della società, nel parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia della democrazia con coraggio e con amore. Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri».
Le parole che precedono illuminano un disegno, una vita che ha molto da raccontarci ancora oggi. Una lezione di un cristiano coerente, testimone della speranza come lo definisce il titolo del Convegno tenutosi a Roma il 12 e 13 febbraio scorsi. Lo vogliamo ricordare innanzitutto come docente, come formatore che credeva nei giovani. Il suo impegno nella ricerca e nella didattica era orientato, come dice il prof. Gian Candido De Martin, al pensare per capire, senza cercare scorciatoie ai problemi. Lui si spendeva perché ciascuno diventasse adulto, cittadino, capace di assumersi responsabilità nel farsi della democrazia. Lo ricordiamo come Presidente dell’Azione Cattolica Italiana dal 1964 al 1973 e come Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. L’invito che quasi al termine del suo mandato alla Presidenza dell’AC rivolse ai responsabili nazionali (1971) è di grande attualità: “Noi dobbiamo essere in questa società inquieta e incerta, e in questa Chiesa che faticosamente segue i piani del Signore, una forza di speranza perciò una forza positiva capace di costruire nel presente per l’avvenire”. Egli ritenne fondamentale disegnare percorsi capaci di stimolare i laici allo sviluppo di una vera maturità cristiana, che contemplasse in modo inscindibile libertà e responsabilità. La scelta religiosa che l’Azione Cattolica compì sotto la sua guida fu un riscoprire la centralità dell’annuncio di Cristo, un riscoprire l’annuncio della fede da cui tutto il resto prende significato. Fu una scelta fondamentale di fronte alla crisi dei valori, al cambiamento del quadro sociale e culturale; fu una intuizione anticipatrice e comunque una consapevolezza della necessità di puntare alle radici, gettando seme buono e valido.
Il 21 dicembre 1976, un po’ a sorpresa fu eletto vicepresidente del CSM. Nell’indirizzo di saluto che rivolse al Presidente Sandro Pertini al momento della elezione di quest’ultimo (13 luglio 1978) egli esprimeva la speranza di “ritrovare insieme il comune intento di tutta la nazione a vincere le spinte di disgregazione, di disperazione, di violenza, a costruire quella società libera, civile, giusta che è nelle nostre attese e nella nostra volontà alla quale è guida la nostra Costituzione.” E’ impegno dei singoli, delle famiglie, delle forze sociali e politiche, delle pubbliche istituzioni. Egli riafferma il bisogno “di autonomia e di collegamento” dell’ordine giudiziario: un collegamento con la società e con le altre istituzioni dello Stato che consenta all’ordine giudiziario di rispondere meglio alla domanda di giustizia, ma anche di ottenere quegli strumenti che sono indispensabili per il funzionamento e la tempestività dell’amministrazione della giustizia. Convinto che alla garanzia della legge preordinata e dei mezzi per applicarla e farla rispettare, si contrappone solo la forza del più violento, a difesa della libertà di tutti e, soprattutto, dei diritti dei più deboli auspicava il comune impegno di tutte le forze sociali e politiche, non per sradicare – come anche oggi molti vorrebbero - il diritto e la funzione del giudice ma piuttosto per avere leggi sempre più giuste e magistrati corretti interpreti di quelle leggi nella concreta realtà sociale.
Di quest’uomo esemplare, di questo martire civile la RAI ha ritenuto di dover cancellare il servizio nella trasmissione di Raiuno “A sua immagine”. La par condicio lo impone, dice il direttore di rete Mazza. Perché nel servizio compariva il figlio Giovanni, deputato. La miopia della Rai è denunciata dal presidente della commissione di Vigilanza, mentre Rosy Bindi la definisce “decisione vergognosa”. Forse la valutazione più vicina al vero è quella di Giovanni Bachelet, dopo aver raccontato del dispiacere del conduttore: “Stanno seminando esche contro questa legge per ottenere la sponda del centrosinistra e cambiarla. A me non piace, ma è l’unico presidio contro la televisione unica di Berlusconi. Perciò non si tocca”. La difesa della Rai svela, nonostante i goffi tentativi di negare, il lavorìo politico che sta dietro la cancellazione del ricordo di Vittorio Bachelet: modificare la legge sulla par condicio. La satrapia non accetta limitazioni al suo potere. Mai. Ancor più in periodo elettorale.
P.S.- Apprendiamo che in un sussulto di dignità gli uomini Rai hanno deciso per la messa in onda della puntata per sabato 20 febbraio. |