 Sembra che il nostro giornale, piccolo che sia, abbia finalmente fatto breccia sulla decisone di dedicare maggiore attenzione agli uomini che hanno reso grande la provincia di Lecce e la puglia intera. GIUSEPPE CODACCI PISANELLI darà il suo nome all’Università del Salento. E’ una delle richieste avanzate da DICIAMO attraverso un mio articolo e presa in seria considerazione dal prof. Pankiewich dell’Università del Salento, ha trovato il primo concreto SI da parte del Sindaco di Tricase Antonio Musarò.
E’ giusto che il padre dell’attuale Università del Salento, ideatore dell’iniziativa culturale, abbia questo primo riconoscimento se si pensa agli anni ’50 ed a quando, partendo da una situazione veramente precaria ideò l’iniziativa di creare un Consorzio Universitario Salentino per dare vigore a sfogo a tutta una cultura che, partendo dalla nostra terra, riusciva ad imporsi all’Italia ed al mondo attraverso istituzioni che in Puglia avevano solo una sparuta presenza nell’Università di Bari.
Ricordo ancora quando l’idea prese piede ed investì tutte le amministrazioni comunali del Salento, quelle provinciali e semplici cittadini. Ricordo ancora quando, avendo avuto l’equiparazione alle istituzioni statali, furono chiamati a raccolta giovani e meno giovani, pronti ad abbracciare un corso di studi umanistici, per iscriversi al corso istituito presso il Consorzio Universitario. Ricordo l’entusiasmo che l’iniziativa determinò. Pensavamo di aver raggiunto già in capolinea e parlavamo di vera e propria Università degli Studi quando ancora era un tentativo di dimostrare allo Stato che tante menti qui da noi avevano la volontà e la capacità di esprimere in loco le loro possibilità scientifiche. L’On.le Giuseppe Codacci-Pisanelli, da buon cattolico, era sin dall’inizio fiducioso di giungere al traguardo. Era un uomo che sapeva leggere nel futuro ed era un uomo dalle grandi capacità non solo intellettive ma politiche che non si fermava di fronte al primo ostacolo. Molti nella nuova Università vedevano il proprio posto di lavoro ma Egli vedeva lo sviluppo di una terra, emarginata dal resto della Nazione, ma piena di intelligenze fertili e capaci di imporsi nel futuro.
Tanti altri sacrifici ha dovuto affrontare, però, prima di raggiungere la meta. E non solo Lui! Ma chi gli è succeduto nell’incarico di Rettore dell’Ateneo, dopo il decreto di istituzione dell’Università promossa dal Consorzio. Sacrifici per l’istituzione, sacrifici per l’ampliamento, sacrifici per l’autonomia. Oggi la nostra Università ha vita autonoma e dimostra non solo alll’Italia ma al Mondo intero che l’idea di Giuseppe Codacci-Pisanelli non era campanilistica ma basata su un presupposto di rilancio della cultura salentina nelle grandi arterie della cultura mondiale. Oggi non solo la nostra Università sforna idee, proposte, iniziative culturali e scientifiche di alto livello ma nella scia di un progetto culturalmente avanzato sta trascinando scuole medie superiodi, come il Liceo Scientifico “Stampacchia” di Tricase ma anche altri della nostra provincia, che sfornano annualmente progetti di primario interesse internazionale e di riconosciuto valore scientifico e sociale.
Dare il nome di Giuseppe Codacci-Pisanelli all’Ateneo Salentino non è sbagliato, anzi è obbligatorio se vogliamo una volta tanto lasciare in disparte le diatribe personali e le invidiuzze di provincia. L’uomo merita molto di più! Ma già questo denota riconoscenza in quanti hanno seguito la Sua grandiosa opera politica e sociale, in quanti hanno riconosciuto la Sua lungimiranza ed hanno riposto in Lui la fiducia che avrebbe portato la nostra terra molto più al di là dei suoi confini naturali.
Ma non è tutto! Come dicevo nel mio precedente articolo, a Lui Tricase deve erigere un monumento perché le nuove generazioni si chiedano, s’interroghino, ricordino la Sua grandezza, la Sua magnificenza, la Sua predilezione per questa terra. Tricase deve pretendere che le Sue spoglie, unitamente a quelle dei Suoi antenati riposino nel Cimitero di Tricase, in un Mausoleo che possa ricevere la riconoscenza dei cittadini che li hanno amati e sostenuti, chiedendo alla famiglia di aderire alla richiesta avanzata per un’esigenza sentimentale e di riconoscenza, non per ofaneria e lecchinaggio.
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