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Diciamo.it - Il Quindicinale Indipendente
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Scritto da Redazione "Diciamo" (Redazione Diciamo, anno IV, n.87, 06.03.2010)
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Sabato 06 Marzo 2010 00:00 |
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Dalla Prima
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Scritto da Cesare Lia Redazione "Diciamo" (Redazione Diciamo, anno IV, n.87, 06.03.2010)
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Sabato 06 Marzo 2010 00:00 |
| Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità (Albert Schweitzer) | Un pasticcio inverecondo, consumato fra Roma e Milano, ha messo in risalto in questi giorni quanta impreparazione vi sia nell’organizzazione elettorale della seconda repubblica e quanto sia grave la caduta del rispetto della democrazia nel nostro Paese.
Le scuse e le giustificazioni a poco valgono. I responsabili che vanno a comprarsi il panino quando sono intenti a rispettare la fila per depositare i documenti delle candidature o l’impedimento di oltrepassare la porta dell’aula della Corte d’ Appello o la decisione di un magistrato di allontanare dall’aula i rappresentanti delle liste, sono bazzecole di poco conto. Nella nostra repubblica, in questi casi, non vi è regola che possa essere interpretata a piacimento del funzionario o del giudice di turno. Esiste una legge chiara e universale, quella elettorale, che da circa 65 anni regola le fasi elettorali e che è stata sempre rispettata dagli addetti alle operazioni. Quella che il termine di scadenza per la presentazione delle liste è perentorio, quella che la raccolta delle firme è obbligatoria per i gruppi non rappresentati nei consessi legislativi o amministrativi, quella sulla non concorrenza dei simboli, eccetera. La verità è che in un’Italia in cui oramai delle regole si fa carta straccia, in cui le leggi servono solo quando devono salvaguardare interessi personali, in cui la democrazia è solo un richiamo elettoralistico e non il rispetto dei diritti altrui, in cui le minoranze ormai sono non una risorsa della democrazia stessa ma una parte politica da aggredire quotidianamente e da relegare nel contesto politico del Paese, si verificano atti di arroganza di questo genere. Si dirà come!
Anzitutto perché la mancanza dei partiti, intesi come scuole di politica, di organizzazione elettorale e non di occupazione delle istituzioni, porta alla caduta dei dialogo interno e, quindi, ad una situazione leonina dei più potenti, con esclusione degli altri che, pur concorrendo al risultato generale del movimento, non hanno alcun diritto di interferire sulle decisioni prese dal capo. Il secondo motivo è determinato dalla convinzione secondo cui, comandando il Paese si può fare tutto quello che si vuole, anche superare i limiti di scadenza della presentazione delle liste elettorali, la composizione delle stesse, gli elementi essenziali previsti per la completezza delle documentazioni. Questo nella convinzione che, poi, se la cosa non dovesse andare per il verso giusto, c’è un’autorità superiore che rimette a posto le cose e consente che nulla avvenga in contrapposizione all’interesse dell’inadempiente. |
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Dalla Prima
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Scritto da Lucio Vergari Redazione "Diciamo" (Redazione Diciamo, anno IV, n.87, 06.03.2010)
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Giovedì 04 Marzo 2010 00:00 |
 Ormai in Italia siamo abituati: quando una persona, soprattutto se trattasi di un personaggio di spicco, riceve un ordine di accusa è automaticamente colpevole del reato di cui è accusato.
Il popolo italiano è abituato al gossip, vive di chiacchiere e pettegolezzi, ma qui non stiamo parlando di un flirt o delle solite scappatelle dei vips, stavolta è in ballo la credibilità e il lavoro svolto di una o più persone, indagate per corruzione. Tra i vari inquisiti, il nome che crea più scalpore è sicuramente quello di Bertolaso, capo della Protezione Civile, uomo che solitamente abbiamo visto tra le macerie dei terremoti a dare man forte ai malcapitati, tra gli alluvionati o nelle tendopoli di soccorso.
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Dalla Prima
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Scritto da Rita Lia Redazione "Diciamo" (Redazione Diciamo, anno IV, n.87, 06.03.2010)
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Mercoledì 03 Marzo 2010 00:00 |
 E’ passato un anno dalla morte di Eluana Englaro. L’anniversario è stato ricordato in un clima di riservatezza quasi irreale dopo il clamore avutosi nei mesi precedenti alla sua morte. Chi ce l’ha ben ricordata è stato invece Povia con la sua canzone a Sanremo. Le polemiche si sono sprecate nei confronti di un cantante a cui piace affrontare temi attuali e coinvolgenti fino a quando non sono partite le note e le parole de “La verità”. In quell’istante tutta l’Italia ha scoperto che la fatidica canzone tanto contestata altro non è che una mano tesa nei confronti di chi conosce e vive la realtà dello stato vegetativo.
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